15 dicembre 2009

Ferimento di Berlusconi: parere "tecnico" di Gioacchino Genchi



Sicuramente condanno il gesto. Penso che ci si concentra, per convenienza, sul lato politico e si tralascia quello prettamente tecnico. E' impensabile che un capo del governo venga colpito da due metri con una statuina. Il nostro Presidente del Consiglio è troppo sicuro di se; pensa che lo amino tutti. Forse è il caso che pensi un pò meno a se stesso e cominci a governare e pensare ai problemi reali degli italiani.

09 dicembre 2009

Il caso Genchi - Storia di un uomo in balìa dello Stato

Oggi sarà in vendita nelle migliori librerie “Il caso Genchi – Storia di un uomo in balìa dello Stato”.

Edoardo Montolli intervista il consulente tecnico più famoso d'Italia, sconosciuto ai più finché non viene chiamato da Luigi de Magistris per lavorare su due maxi-inchieste calabresi: Poseidone e Why Not.

Gioacchino Genchi, personaggio chiave di un numero impressionante di inchieste delicatissime ed un protagonista degli anni delle indagini ai mandanti ed esecutori delle stragi di mafia degli anni ‘90.

“Toccammo i fili dell’alta tensione”: questo disse Genchi a proposito delle inchieste catanzaresi.
Scoperchiarono, o cercarono di scoperchiare, un calderone in cui si mescolavano interessi di imprenditori, massoni, politici con il bisogno di lavoro di cittadini resi "schiavi" dai politici che continuano ad eleggere.

De Magistris prima e Genchi dopo, vennero "fatti fuori" proprio quando si stava per ricomporre un mosaico che permetteva (e forse permette ancora) ad una organizzazione con contatti in tutta europa di "drenare" risorse pubbliche provenienti da Bruxelles destinate a progetti di sviluppo mai realizzati.

Riporto una piccola parte della prefazione di Marco Travaglio al libro:

"...Genchi non ha soltanto una memoria di ferro, Genchi è una memoria di ferro. Quella memoria che, per vivere tranquilli, bisognerebbe ogni tanto resettare e azzerare. Invece lui non ha mai proceduto per reset, ma sempre per accumulo. Possono levargli i fascicoli su cui sta lavorando, possono portargli via i computer, possono sequestrargli tutti i file memorizzati. Ma lui continua a ricordare e a collegare tutto. Dovrebbero proprio eliminarlo fisicamente, per renderlo inoffensivo. Con quel po’ po’ di database nel cervello, Genchi avrebbe potuto diventare stramiliardario (in euro), senza neppure il bisogno di ricattare questo o quello: gli sarebbe bastato far sapere di essere in vendita e mettersi all’asta. La prova migliore della sua onestà è proprio il fatto che non ha mai guadagnato un euro in più di quello che gli derivava dal suo lavoro. Che non ha mai fatto uso delle informazioni che, incrociando i dati delle intercettazioni e soprattutto dei tabulati telefonici acquisiti da decine di uffici giudiziari, per vent’anni è stato chiamato a esaminare al servizio della Giustizia. Mettete insieme memoria e onestà, e avrete una miscela esplosiva, anzi eversiva..."

06 dicembre 2009

Profumo di libertà in piazza S. Giovanni



“Mi sento veramente ubriaco nel sentirmi in questa Italia in cui il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza e della contiguità ci sommerge mentre qui in questa piazza mi trovo con questo profumo di libertà”.

Salvatore Borsellino


Dopo giorni di silenzio (in questo periodo il tempo da dedicare al blog e agli amici blogger è veramente poco), ho deciso di parlare della giornata "storica" di ieri (la prima manifestazione organizzata dalla rete) riportando una frase detta da Salvatore Borsellino in piazza S. Giovanni alla manifestazione “No B Day” , organizzata per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Tra i numerosi partecipanti ( è in atto come al solito la guerra delle cifre; comunque la piazza era stracolma), un gruppo di manifestanti cammina alzando l’agenda rossa simbolo del sacrificio del magistrato Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia in via D’Amelio. L’iniziativa, ha spiegato Giovanni giovane laureato in Giurisprudenza di Palermo, è affinché “ci sia chiarezza nei rapporti che intercorrono, se esistono, tra cosa nostra e apparati dello Stato”.

19 novembre 2009

Sidùn

Dall'album in genovese "Creuza de mä" (1984), uno dei più importanti e rivoluzionari, in ogni senso, di Fabrizio de André.
"Sidùn" è la città di Sidone (arabo: ﺼﺎﻴﺪﺍ, Ṣāīdā) in Libano, teatro di ripetuti massacri durante la guerra civile che sconvolse il Libano (campo di battaglia di Siria e Israele) dal 13 aprile 1975 fino al 1991. A farne le spese fu naturalmente in massima parte la popolazione civile.


Ci si può trovare anche di fronte alla tragedia, magari di fronte alla tragedia altrui, anche se condivisa in quanto fratelli o figli della stessa cultura. E' il caso di Sidone, Sidùn in genovese. Sidone la città libanese che ci ha regalato oltre che l'uso delle lettere dell'alfabeto anche l'invenzione del vetro, me la sono immaginata, dopo l'attacco subito dalle truppe del generale Sharon nell'estate del 1982, come un uomo arabo di mezz'età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai cingoli di un carro armato. Un grumo di sangue, orecchie e denti di latte; e ancora poco prima labbra grasse al sole, tumore dolce e benigno di sua madre, forse sua unica e insostituibile ricchezza. La piccola morte a cui accenno nel finale di questo canto, non va semplicisticamente confusa con la morte di un bambino piccolo, bensì va metaforicamente intesa come la fine civile e culturale di un piccolo paese, il Libano. La Fenicia che nella sua discrezione è stata forse la più grande nutrice della civiltà mediterranea.
Fabrizio De André

Versione italiana ripresa dall'album (probabilmente di Fabrizio de André stesso)

SIDONE

Il mio bambino il mio
il mio
labbra grasse al sole
di miele di miele
tumore dolce benigno
di tua madre
spremuto nell'afa umida
dell'estate dell'estate
e ora grumo di sangue orecchie
e denti di latte
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca
cacciatori di agnelli
a inseguire la gente come selvaggina
finché il sangue selvatico
non gli ha spento la voglia
e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché di nostro dalla pianura al molo
non possa più crescere albero né spiga né figlio
ciao bambino mio l'eredità
è nascosta
in questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte.

14 novembre 2009

Saviano, appello al Presidente. ''Ritiri quella norma''

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è¨ mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare cosè anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO


Firmate l'appello. Cliccate

09 novembre 2009

Nonno è caduto il muro!

Questo è il ricordo che mio cugino Enzo ha riportato su facebook e che mi ha permesso di postare sul mio blog.


20 anni fa era mercoledì...
nel pomeriggio guardavo i cartoni animati in televisione...avevo compiuto 8 anni da un mese esatto.
Edizione speciale del telegiornale..
un'intervista in una conferenza stampa che non capivo.
Mi avevano raccontato di un muro che avevano costruito a Berlino tanti anni fa...la Germania per me era lontanissima. Era il posto in cui vivevano i parenti di papà emigrati negli anni 60, quelli con la macchina super sportiva.
Era la Germania dei calciatori dell'Inter.
Sembrava che fosse da sempre così e nessun problema sussistesse.
Ad un certo punto quel tizio della Germania Est disse: sùbito!
le immagini si susseguirono veloci.
Tanti ragazzi prendevano quel muro a picconate, a martellate...
lo stavano distruggendo e festeggiavano.
Io ero abituato a vedere festeggiare quando qualcosa veniva costruito e non distrutto!
Chiamai subito nonno Giovanni che stava in Sardegna e che per tanti anni aveva costruito case.
Gli chiesi: nonno ma cosa sta succedendo?
Nonno aveva fatto la quinta elementare e chi lo ha conosciuto ricorda quanto piacevole e interessante fosse parlare con lui.
Mi rispose commosso dicendomi: sai, è cambiato il mondo!
io non capivo...pensavo a cosa potesse voler dire.
Pensavo che prima o poi il muro finisse e si poteva aggirare...ma lui mi spiegò quanta gente aveva sofferto a causa di quei mattoni messi uno sull'altro.
io gli domandai: nonno ma tu muri ne hai costruiti tanti, anche tu facevi le feste?
lui candidamente mi disse: si...ma io costruivo i muri delle case, quelli servono per tenere dentro le persone. Invece quel muro serviva per tenerle fuori...e non è la stessa cosa.
sembra ieri....
c'era un tizio con una macchia in fronte che mi faceva ridere tanto e che nonno ammirava.
oggi non ci sono più né il muro e né nonno.
però è rimasta l'emozione di aver visto cadere il muro e di aver conosciuto nonno Giovanni.

Questo è il mio ricordo di quel giorno...e mi illumino quando ci penso, perché è l'ultima cosa bella accaduta da 20 anni a questa parte.
Enzo Amoruso


04 novembre 2009

H1N1: la febbre suina e i veri porci


Pandemia di lucro

Che interessi economici si muovono dietro l'influenza suina?
Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria.
I notiziari di questo non parlano...

Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si
potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi..
I notiziari di questo non parlano...

Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano
la morte di 10 milioni di persone ogni anno.
I notiziari di questo non parlano...

Ma quando comparve la famosa influenza dei polli...
i notiziari mondiali si inondarono di notizie... un'epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia! Non si parlava d'altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni... 25 morti l'anno!!

L'influenza comune, uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo.
...Mezzo milione contro 25.

E quindi perché un così grande scandalo con l'influenza dei polli?
Perché dietro questi polli c'era un "grande gallo".

Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell'inflluenza suina.
E tutti i notiziari del mondo parlano di questo. E allora viene da chiedersi:
se dietro l'influenza dei polli c'era un grande gallo,
non sarà che dietro l'influenza suina ci sia un "Grande Porco?".

Se l'influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione,
se l'Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan)
è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale
e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla?


Comunicazione esposta da un medico per i suoi assistiti

Mettiamoci bene in testa che con i virus avremo sempre a che fare. Sono piccolissimi esseri viventi, da sempre esistiti e continueranno a convivere fuori e dentro gli altri esseri viventi più grandi (piante, animali, umani e altri microrganismi). I virus più degli altri esseri viventi si modificano e possono cambiare la specie animale da infettare. Con questa infezione “suina“ (ma i suini non c’entrano più niente) il virus AH1N1 è cambiato ed ha imparato a contagiare anche l’uomo oltre che i maiali. Questo virus, fino a questo punto, è come tutti gli altri virus, anzi un po’ meno “cattivo” di altri in circolazione e provoca nelle persone colpite gli stessi sintomi indistinguibili dalla influenza stagionale: febbre oltre 38,5 gradi, malessere generale (spossatezza, dolori ossei e muscolari, mal di testa, nausea) e sintomi respiratori (tosse, naso chiuso, mal di gola). Bisogna fare le stesse cose che si fanno per la influenza stagionale cioè curare i sintomi per stare il meno peggio possibile per i pochi giorni del suo naturale decorso. Prenderemo le medicine per i dolori, per la nausea, per la tosse, per liberare il naso e per abbassare la febbre ma solo per i più piccoli per i gli adulti non è necessario farlo fino a 38.5 gradi. La prima cura è il riposo a casa propria e bere molta acqua (quando non si ha molta nausea). La prevenzione è ciò che si deve fare per qualsiasi malattia contagiosa: lavarsi spesso le mani con solo acqua e sapone (non servono disinfettanti speciali) spesso e prima di mettersi a tavola o di toccarsi le mucose della bocca gli occhi e dei genitali o delle ferite della pelle, aerare il più possibile i luoghi affollati e non starnutire o tossire in faccia alle altre persone, fare il vaccino per chi è dovuto. I farmaci antivirali di cui ha parlato la televisione possono, se presi in tempo, SOLTANTO accorciare la influenza di qualche ora, non possono prevenirla e hanno anche i loro effetti collaterali. STOP NON BISOGNA FARE NIENTE ALTRO. Anzi si un’altra cosa bisogna farla e cioè di non aver paura di una cosa con cui abbiamo avuto a che fare in passato e con cui avremo sempre a che fare: le malattie virali. Ricordiamoci delle paure scatenate dalla televisione e gli altri mezzi di comunicazione con la mucca pazza, la meningite, l’aviaria etc…Non è successo il cataclisma da loro annunciato e con i dati in nostro possesso ad oggi non succederà neanche questa volta. E VENIAMO AI SUINI, QUELLI CHE C’ENTRANO DAVVERO CON I DANNI DI QUESTA INFLUENZA, ANZI QUESTI CHIAMEREMO PORCI PERCHE’ PIU’ SPREGIATIVO DI SUINI. Come dietro l’influenza aviaria (la malattia dei polli) ci sono stati grandi “GALLI” che ci hanno guadagnato anche dietro l’influenza suina ci sono i grandi “PORCI” che ci guadagnano sulle paure dei cittadini.
E’ grande “porco” chi paga perché venga detto in televisione (in tutto il mondo) il nome commerciale di farmaci costosi in grado di “guarire” l’influenza “suina” e decuplica gli introiti della propria ditta;
E’ grande porco chi prende i soldi per dire il nome commerciale dei farmaci di cui sopra;
E’ grande porco chi di un normale accadimento, la morte per complicanze di una infezione virale suina, ne fa la prima notizia ai telegiornali, omettendo di dire che la stessa cosa farebbe qualsiasi altro virus;
E’ grande porco chi ha la responsabilità politica di controllare e permette una informazione terroristica che spaventa i cittadini e li “obbliga” per paura a comprare farmaci costosi e non indispensabili.
I danni e le sofferenze non li creerà il virus AH1N1 ma la sua informazione terroristica e chi doveva controllare e non lo ha fatto.